Oni parolis al mi pri tiu libro, kaj mi ege estas scivolema.
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Esperantisto, sed... honeste mi pli ofte legas librojn itale.
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Libroj de Pare
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Pare volas legi Ogni mattina a Jenin de Susan Abulhawa
Pare citis Il paese delle donne de Yang Erche Namu
I moso dicono che il futuro è dietro di noi e che il passato ci sta di fronte. Con questo intendono dire che, poiché il passato è ciò che conosciamo, si trova sotto i nostri occhi, mentre il futuro che non può essere percepito si trova invece dietro le nostre spalle.
— Il paese delle donne de Yang Erche Namu, Christine Mathieu (Paĝo 328)
EO: «La Mozoj diras ke la estonteco estas malantaŭ ni kaj ke la pasinteco estas antaŭ ni. Ili celas signifi ke, ĉar la pasinteco estas tio kion ni scias, ĝi estas antaŭ niaj okuloj, kontraŭe la estonteco, kiun oni ne povas percepti, estas malantaŭ niaj ŝultroj.»
Do, doni duoblan signifon al la Esperantaj vortoj "post" kaj "antaŭ", kaj spacan kaj tempan, ne estis plene trafa elekto.
Pare citis Il paese delle donne de Yang Erche Namu
Tuttavia, nella maggior parte delle organizzazioni sociali, affinché il matrimonio funzioni è necessario […] sacrificare qualcosa che […] è costituito molto spesso […] dalla libertà sessuale e dal piacere (femminili). […] cosa che le donne non sono mai state naturalmente inclini ad accettare. […] I moso hanno compiuto una straordinaria scelta culturale, in cui non sacrificano né la libertà sessuale né l'amore romantico né la sicurezza economica e neppure la riproduzione della specie, scartando invece il matrimonio.
— Il paese delle donne de Yang Erche Namu, Christine Mathieu (Paĝo 319 - 320)
EO: «Tamen, en la plej multaj sociaj organizoj, por ke geedziĝo funkciu necesas forrezigni ion kiu […] tre ofte konsistas […] el seksa libereco kaj plezuro (inaj). […] virinoj neniam estis nature emaj akcepti tiajn aferojn. […] La Mosoj (nomo de popolo) faris eksterordinaran kulturan elekton, laŭ tiu ili forrezignas nek seksan liberecon nek romantikan amon nek ekonomian sekurecon kaj eĉ ne reproduktadon de la specio, anstataŭe ili forĵetas geedziĝon.»
Tiu parto de la libro ne estas la rakonto de la virino kiu naskiĝis en la tero de Mosoj. Tiun parton skribis antropologo, kiel epilogon. La fakto ke ne nur aliaj sociaj modeloj eblas, sed ankaŭ tute malkutimaj sociaj modeloj pretervivis jarcentojn; laŭ mi, tiu fakto estas treege interesa!
Pare citis Il paese delle donne de Yang Erche Namu
Qualcuno le diede un lotto di terreno e Numbu andò in montagna con gli amici a prendere il legname per la costruzione della nuova casa. In quei giorni la gente non usava denaro e radunarsi per prestarsi aiuto sembrava la cosa più naturale da farsi, a parte il fatto che il lavoro svolto in comune creava sempre una valida occasione per ballare e cantare e fare una colazione sull'erba.
— Il paese delle donne de Yang Erche Namu, Christine Mathieu (Paĝo 34)
EO: «Iu donis al ŝi iom da tero kaj Numbu iris al la montoj kun siaj amikoj por kolekti la lignon por la konstruado de la nova domo. Tiam, homoj ne uzis monon kaj kolektiĝi por reciproke helpi ŝajnis la plej natura farendaĵo, krom la fakto ke la laboro kune farita ĉiam kreas validan okazon por danci kaj kanti kaj matenmanĝi sur la herbo.» Mi ŝatas tiun ideon: sen mono, homoj ne kalkulas, kaj simple agas kune.
Pare komencis legi Il paese delle donne de Yang Erche Namu
Pare volas legi La Resistenza taciuta de Anna Maria Bruzzone
Hodiaŭ estas la festo de kontraŭfaŝismo en Italio, do mi promesas al mi mem legi libron pri tiu temo.
[..]. non ho mai nella mia vita "amato" alcun popolo, alcuna collettività - né il popolo tedesco, né il popolo francese, né il popolo americano, né la classe operaia, né niente di tutto questo. Io amo "unicamente" i miei amici, e la sola specie di amore che conosco e nella quale credo è l'amore per le persone.
— Due lettere sulla banalità del male de חנה ארנדט, Gershom Gerhard Scholem (Paĝo 24 - 25)
Eo: «neniam en mia vivo mi "amis" popolon, ian ajn komunumon - nek la germanan popolon, nek la francan popolon, nek la usonan popolon, nek la laboristan klason, nek ion tian. Mi amas "nur" miajn amikojn, kaj la sola speco de amo kiun mi scias kaj kredas estas amo por homoj.»
El la letero de Hannah Arendt, Novjorko, 24an de julio 1963
Pare volas legi Due lettere sulla banalità del male de חנה ארנדט
Pare komencis legi La resistenza delle donne de Benedetta Tobagi
Deknaŭjaraĝa ulo sugestis al mi tiun ĉi libron. Do, mi prenis ĝin el biblioteko.
Pare finlegis Sul filo del tempo de Marge Piercy

Sul filo del tempo de Marge Piercy
Sul filo del tempo è la storia di Connie Ramos, una chicana di mezz'età che vive a New York una …
Pare finlegis Gli anni del riso e del sale de Kim Stanley Robinson

Gli anni del riso e del sale de Kim Stanley Robinson, Kim Stanley Robinson, Barbara Corda, kaj 1 alia
The Years of Rice and Salt is an alternate history novel by American science fiction author Kim Stanley Robinson, published …
Pare fiksis por si celon legi 12 librojn en 2025

Baylee recenzis Guida minima al cattivismo italiano de Marco Aime
Che gli italiani siano cambiati, e non proprio in bene, è ormai un dato di …
Guida minima al cattivismo italiano
4 steloj
Eccomi qua. Questo è il tentativo n di scrivere questa recensione. Ne ho buttate giù di vario tipo, ma nessuna mi ha soddisfatta fino in fondo. Temo però che la mia insoddisfazione non abbia tanto a che vedere con i miei pensieri a fine lettura, ma con l’argomento del libro, che racconta di come siamo arrivatə alla celebrazione della politica cattiva, del pugno duro che non risolve nemmeno mezzo dei nostri problemi.
Il libro prende avvio dal 1989 e dalle speranze disattese post-caduta del Muro di Berlino: un tassello alla volta è stato demolito tutto, lasciandoci solo con questa esaltazione dell’individuo, rimasto isolato dalla disgregazione del senso di comunità che raccoglieva le persone intorno a un obiettivo o a un sistema di valori. Un individuo che oggi è capace di fare squadra solo il tempo necessario di soddisfare un desiderio egoistico, poi ognunə per la sua strada, manco le altre …
Eccomi qua. Questo è il tentativo n di scrivere questa recensione. Ne ho buttate giù di vario tipo, ma nessuna mi ha soddisfatta fino in fondo. Temo però che la mia insoddisfazione non abbia tanto a che vedere con i miei pensieri a fine lettura, ma con l’argomento del libro, che racconta di come siamo arrivatə alla celebrazione della politica cattiva, del pugno duro che non risolve nemmeno mezzo dei nostri problemi.
Il libro prende avvio dal 1989 e dalle speranze disattese post-caduta del Muro di Berlino: un tassello alla volta è stato demolito tutto, lasciandoci solo con questa esaltazione dell’individuo, rimasto isolato dalla disgregazione del senso di comunità che raccoglieva le persone intorno a un obiettivo o a un sistema di valori. Un individuo che oggi è capace di fare squadra solo il tempo necessario di soddisfare un desiderio egoistico, poi ognunə per la sua strada, manco le altre persone avessero la peste bubbonica.
In questo scenario desolato ci è quindi venuta un’idea grandiosa: se tutto è in macerie, prendiamo come àncora il luogo dove siamo natə. Per quanto tutto turbini si dovrà pur essere natə in un luogo preciso, no? Questa idea ci è piaciuta così tanto che l’abbiamo proprio fatta diventare il pilastro della nostra identità; ci è piaciuta così tanto che questo non era ancora sufficiente: così abbiamo deciso che insieme al luogo in cui si nasce si eredita anche la cultura di quel luogo che, al pari dei tuoi geni, devi tenerti per tutta la vita.
Il che vuol dire che se nasci in Siria, sei unə alienə con dei geni-cultura diversi dai miei, che sei condannatə a non poter acquisire perché non sono più delle normali informazioni che possono essere apprese: si è mai sentito dire che qualcunə ha cambiato geni mentre era in vita? Il che vuol dire anche che non ci si può fidare troppo di chi è figliə di immigratə perché i genitori lə hanno passato questi strani geni-cultura che lə renderanno per sempre un soggetto alieno da guardare con sospetto. E se mentre siamo in fila alle Poste questi geni-cultura lə spingono ad azzannarmi? Meglio non rischiare.
Ecco perché abbiamo assistito a uno psicodramma collettivo all’idea di introdurre lo ius soli nel nostro Paese. Ecco perché non ci frega granché della gente che muore affogata, di quella ammassata in condizioni disumane nei vari centri, di quella che si perde da qualche parte lungo le varie tratte, di quella che è bloccata dai muri. Ogni tanto ci dispiaciamo di qualche bambinə mortə o di qualche naufragio più imponente, ma poi si gira pagina, domani è un altro giorno e non è che possiamo mettere a rischio il nostro pilastro identitario per qualche sconosciutə mortə.
Come ne usciamo? Guida minima al cattivismo italiano non ha la soluzione, ma se non ci ricostruiamo un pilastro identitario meno disumano non ne usciamo. Potremmo ricominciare a ricordarci che tra i nostri principi c’era l’idea che esistessero dei diritti universali ai quali le nostre leggi e il nostro agire dovrebbero essere sottomessi. Dovremmo ricordarci che la libertà individuale è una gran cosa, ma che ha un lato oscuro: la distruzione dell’Altrə in nome della realizzazione del proprio desiderio egoistico.
Pare citis Sul filo del tempo de Marge Piercy
Ah, ma senza di te con cui discutere giorno e notte il cervello mi diventerà una medusa.[...] Chi mi guiderà in politica, chi mi darà da pensare?"
— Sul filo del tempo de Marge Piercy (Paĝo 251)
EO: Ah, sed sen vi por diskuti tage kaj nokte mia cerbo fariĝos meduzo. Kiu gvidos min en politiko, kiu donos al mi ion por pensi?